Martedì scorso è stata una giornata moooolto particolare: sono stata invitata a pranzo da Azucena, la mamma di Kathy e Nathy Camino. Le due giovani hanno una piccola scuola di danza folklorica, Sisay Pacha, oltre ad essere insegnanti, Kathy al colegio e Nathy nella scuola primaria. Fernando, il papà, lavora come speaker radiofonico in una web radio collegata ad un'importante Fondazione di solidarietà, che si chiama "Vista para todos". Nathy il martedì pomeriggio in questa radio gestisce un programma che si chiama "Hoja abierta", in cui intervista le persone. Con grande stupore, mi ha chiesto se poteva intervistarmi... Ho tentennato un po', dopotutto il mio spagnolo era un po' arrugginito, non sai mai cosa ti possono chiedere, ma poi Kathy mi ha rassicurata e ho deciso di andare... non avevo niente da perdere! Così ho detto di sì. Quindi, dopo pranzo siamo partite in autobus verso la zona de "la Y" in cui c'è la sede della fondazione, e siamo salite all'ottavo piano, dove c'è la sala di registrazione della radio. Dopo le ultime rassicurazioni... ecco il programma in diretta... che emozione! Ecco il link alla registrazione, se qualcuno vuole farsi 4 risate alle mie spalle:
https://www.facebook.com/RTVSolidaridadEC/videos/871932623182818/
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| Con Nathy nella sede di Radio TV Solidaridad Ecuador |
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| Nell'atrio del Teatro Nazionale, Casa de la Cultura Ecuatoriana |
Mercoledì sono stata a trovare Teresa Tonello, moglie di Bepi, perchè dovevo portarle alcune cose... Ci siamo fatte una bella chiacchierata davanti a un buon caffè italiano, che fa sempre bene al corpo e allo spirito.
Giovedì invece ero d'accordo di andare in ASA a salutare un po' di gente... in particolare Anita, con cui ho condiviso parte del mio percorso professionale in Ecuador. Beh, non pensavo, ma ho fatto un po' di fatica a trovare la sede dell'associazione, che vergogna! Eppure tutti i punti di riferimento li avevo... Comunque ritrovata la chiesa ho fatto preso a ritrovare ASA, anche se un po' ridotta: alcuni spazi sono stati affittati e ora c'è un ristorante manabita al posto del garage e una parrucchiera dove una volta c'erano degli uffici. In ogni caso... sono stata accolta da Anita con uno splendido mazzo di rose gialle,
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| Rose - dettaglio |
Poi siamo partite con l'auto di Jacqueline e siamo andate a vedere i vari progetti, in particolare Acuarela, nel settore di Colinas del Norte, in cui ASA è presente sia come Centro Infantile che come CAI, ovvero come doposcuola. Dà sempre una certa emozione visitare luoghi che si conoscono da 15 anni e vedere che i bambini sono sempre vivaci e felici di frequentare il centro...
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| Acuarela |
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| Educatrice del CAI al lavoro |
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| Nel CAI San Lucas a Carcelén Bajo |
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| Con Jacqueline Valencia |
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| ... y con mi amiga Anita Cevallos |
Venerdì giornata tranquilla, di riposo... l'altitudine si fa sentire ogni tanto portando stanchezza e sonnolenza. Una giornata tranquilla ogni tanto serve😊.
Sabato... Sorpresa! Ceci e Rocío avevano appuntamento in un centro di medicina estetica... e hanno portato anche me! Per un fantastico massaggio e una buona pulizia del viso. Anche queste sono coccole... (vi risparmio le foto per rispetto a me stessa e alle mie amiche🙈). Sulla strada del ritorno ci siamo fermate a mangiare alla pizzeria "El Hornero", una catena di pizzerie uruguayane. Nel pomeriggio poi ci siamo dedicate ai traslochi, andando a ritirare a Carcelén dei mobili per l'appartamento del piano di sopra. Così ho sperimentato che da casa a "los Mastodontes" (quartiere dove vivevano i missionari padovani a Carcelén Bajo) ora ci vorrebbero solo 10 minuti in auto, contro i 30 minuti di media di quando abitavo qui. Il prolungamento della Simón Bolivar é incredibilmente utile per molti versi, la viabilità è cambiata molto e le possibilità di muoversi si sono moltiplicate. Ovviamente mentre stavamo caricando i mobili (tre divani con relativi cuscinoni, un tavolo da 8 con 8 sedie, due pouff appoggiapiedi e un tavolino da salotto) ha cominciato a piovere. E il camion per il trasloco era una piattaforma, quindi niente cassone e niente copertura... Arrangiati alla meglio con dei teli di plastica, all'arrivo a casa ovviamente aveva smesso di piovere (per fortuna!) e abbiamo scaricato il tutto in cortile e poi portato al terzo piano. A causa delle scale particolarmente strette tra il secondo e il terzo piano abbiamo smontato i mobili il più possibile, e poi con l'aiuto di Manuel e Raymundo e di alcune corde, siamo riusciti a portare su tutto, facendo passare divani e sedie dalla terrazza...
La serata si è conclusa con una bella partita a Macchiavelli in cui ho perso rovinosamente...
Ebbene sì, ho trovato Blanca. Blanca ha lavorato con me nel CAE Luz y Vida, quando avevamo bisogno di una persona che ci aiutasse con il gruppo dei più grandi perchè uno degli educatori si era licenziato... Ha continuato a lavorare nell'ambito educativo ed ora è responsabile della guarderia delle suore "Siervas de Jesus" non lontano da qui.
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| Con Blanca in piazza a Moran |
Lunedì, ieri, gita a Otavalo: le bimbe (Dana e Noelia), Nelson ed io, con la macchina in prestito di Rocío... Otavalo dista circa un'ora e trenta di macchina da dove abitiamo. Nelson, o dovrei dire padre Nelson, è parroco di una parrocchia al Sud di Quito, quindi per lui il viaggio è iniziato molto prima che il nostro ed è finito molto dopo. E' un carissimo amico, ha vissuto con noi e abbiamo condiviso davvero tante conversazioni e tante esperienze... Alle 9.30 ci siamo trovati in piazza e via verso Otavalo. Verso le 11 siamo arrivati, abbiamo parcheggiato nel parcheggio municipale (praticamente c'era solo la nostra auto) e ci siamo diretti alla Plaza de Ponchos, dove si può trovare qualsiasi prodotto di artigianato ecuadoriano, dai tessuti alla balza, dalle tele alla bigiotteria...
Ecco qualche foto:
Dopo aver effettuato alcuni acquisti, siamo andati a pranzo in una specie di fast food... e poi di nuovo in auto con destinazione Laguna di Cuicocha. Questo lago, che ha una profondità massima di 200 m, è situato a circa 3000 m slm e si è formato con una delle eruzioni del vulcano Cotacachi, del quale si trova alle pendici... è un vulcano ancora attivo, e dal fondo della laguna si vedono salire delle bollicine di gas. Abbiamo approfittato per far fare alle bimbe un bel giro in barca in uno spettacolo della natura, attrezzati con giubbetti di salvataggio.
Sulla strada del ritorno abbiamo deciso di fermarci a Cayambe a gustarci degli ottimi bizcochos, una specie di biscotti non proprio dolci che si mangiano con un formaggio fresco chiamato "queso de hoja", che ricorda lontanamente la mozzarella. Tutto accompagnato da una cioccolata calda (che qui è più simile a un latte e cacao).
Forse i bizcochos hanno rallentato il nostro ritorno, ma valevano davvero la pena!
Una riflessione in chiusura. Lungo la strada, la Panamericana, importantissima arteria che comincia in Colombia e termina in Cile, abbiamo potuto vedere delle persone che camminavano, con il loro zaino sulle spalle, o con in braccio il proprio bambino. Ecco, queste persone non sono turisti. Sono persone che sono partite A PIEDI dal Venezuela. Se sono arrivate in Ecuador significa che hanno già attraversato A PIEDI la Colombia. Spesso l'Ecuador non è la destinazione finale. Vogliono raggiungere il Perù o il Cile. Guardatevi su Google Maps quanti kilometri percorrono. Qualcuno ha sicuramente trovato qualche passaggio per la strada, ma questo non cambia la mia riflessione. Quanto devono essere disperate queste persone per attraversare un continente contando solo sui propri piedi e sulle proprie spalle? Eppure anche qui sta comparendo un razzismo "strisciante"... a me vederli, e vederli dal vivo, pur da una posizione privilegiata (europea, e per questo decisamente più ricca della gran parte della popolazione del Paese che mi ospita - alla guida di un'auto - con sufficiente denaro in tasca per almeno un'altra settimana), ha fatto venire la pelle d'oca. La stessa reazione di quando vedo le immagini dei migranti sui barconi o sulle navi delle ONG. Quanto è grande la disperazione rispetto al proprio Paese se si affida la propria speranza nelle mani di una strada o di un braccio di mare, in cui morire può essere la questione di un attimo?
Spero di non dover mai provare tanta disperazione... ma questo non dev'essere un motivo per chiudere gli occhi davanti alle ondate migratorie, che altro non sono che singole persone, ognuna con un volto e con la propria storia.
























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