Sì... sono ancora qua. Eh, già.
Dopo 6 anni. 6 anni senza viaggi, 6 anni senza aereo. Avevo già dato prima, secondo qualcuno...
Non sono riuscita a resistere, ho prenotato il volo con grande anticipo, e contato i giorni alla partenza.
Non è così facile essere qui. In 6 anni sono cambiate tantissime cose: i missionari padovani si sono spostati, ora la missione si trova a Durán, nella grande periferia della città di Guayaquil. La parrocchia in cui ho vissuto i due anni più belli della mia vita è stata "riconsegnata" in pompa magna alla Chiesa locale i primi di luglio 2016, ed è stato nominato parroco un sacerdote ecuadoriano, quindi la prima difficoltà era decidere di venire qui... e trovare dove andare a dormire. Sono andata sul sicuro: le mie amiche Veronica (di cui sono "comadre"), Cecilia e Rocío, sorelle di Gloria, sono state disponibilissime fin da subito ad ospitarmi, a circa 100 metri dalla casa parrocchiale in cui ho vissuto. Così posso respirare l'aria di Luz y Vida senza dover fare troppa strada. La loro accoglienza è stata a dir poco strepitosa: fiori in aeroporto (mi hanno aspettata almeno un'ora e mezza, le valigie non arrivavano più...), festeggiamenti in casa... nonostante per loro questo sia un periodo lavorativo. Ho una bella cameretta tutta mia nell'appartamento di Veronica, dove vive con il marito Ray e le piccole Dana (la mia figlioccia) e Noelia.
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| La vista dalla mia camera... uguale a quella della cucina della casa parrocchiale |
Martedì è stato un giorno di decompressione: dopo il viaggio ci voleva proprio! Sono stata invitata a pranzo da Iolanda e Marcela, due sorelle, ormai di una certa età, che lavorano nella Caritas parrocchiale. Marcela mi ha portata a fare un giro a piedi per il barrio (i primi giorni pareva che non potessi muovermi senza guardia del corpo...), siamo andate in piazza a Morán, entrate in chiesa, così mi ha fatto vedere come sono organizzate adesso con il ropero Caritas, ammirato l'interno della cappella (che era stata completamente restaurata nel 2011, compreso il rifacimento del tetto). Poi siamo andate a salutare Kathy Camino, una ragazza che è stata segretaria in parrocchia e che avevo avuto l'occasione di ospitare anche a casa mia. Dopo siamo passate anche in ferreteria a salutare la signora Blanca, una figura molto conosciuta nel barrio...
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| La capilla de San José de Morán |
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Al pomeriggio ho deciso di uscire da sola, volevo vedere la guardería, il mio luogo di lavoro per due anni. Il barrio è cambiato: ci sono più case, e case più belle. Ci sono meno strade sterrate e più strade pavimentate, anche per di qua ci sono moltissime auto, e bus che come al solito guidano come dei pazzi, e sempre meno alberi... Davanti al Centro infantile incontro una signora, la mamma di una che tanti anni fa era una delle ragazzine che frequentavano il CAE, il doposcuola con la mensa... Mi ha raccontato un po' dei cambiamenti che sono avvenuti da quando i missionari se ne sono andati... con tristezza rimpiange i tempi andati. Ci sono due enormi eucalipti davanti alla guardería... ora qualcuno li dovrà tagliare. Negli occhi ho ancora l'immagine di don Nicola che faceva la "manutenzione straordinaria" arrampicato lassù... Nel terreno al lato devono costruire un condominio, e gli alberi danno fastidio...
Mi ha raccontato di come le attività per i giovani si siano ridotte drasticamente negli ultimi tre anni in parrocchia... nemmeno il Campamento Vacacional si fa più. Che pena. Era una bella occasione per i bambini per non stare chiusi in casa o per la strada durante le vacanze, e per i giovani per mettersi alla prova con le loro capacità di animatori... oltre che per non perdere tempo in strada tutto il giorno. Mi ha detto anche che c'è molta droga che gira qui intorno... mi ha aggiornato sui suoi figli, che grazie a Dio sono cresciuti e hanno raggiunto i loro obiettivi di studio. Salutata la signora, ho incontrato Samantha, la figlia, che ora sta frequentando il settimo semestre di medicina. Fa piacere sapere che almeno per qualcuno è stato utile il lavoro fatto nel CAE della parrocchia. Ho incontrato anche don Juanito, il falegname che ha ospitato anche alcuni dei ragazzi italiani che arrivavano con i viaggi del Centro Missionario. L'abbraccio al sapore di segatura e la riconoscenza negli occhi... certe esperienze di scambio lasciano il segno! Negli occhi e nel cuore...
Sono andata alla ricerca di Angel e Rosita, ma invano, non erano in casa. Erano i due lavoratori della parrocchia: lui tuttofare, lei domestica e cuoca... due persone semplici, ma che hanno amato il loro lavoro con noi. Spero di riuscire a incontrarli presto. Ora lui lavora dalle suore Elisabettine a Carapungo, lei come cuoca in guarderia.
Mercoledì ho deciso di "forzare il blocco" e di andare in centroda sola. Dovevo riappropriarmi della mia città, della città che amo e che è anche, nel centro storico, Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO. Così sono salita a prendere il bus e alla fermata ho incontrato Tatiana, una ragazza che faceva la catechista al tempo in cui ero qui. Abbiamo chiacchierato tutto il tragitto verso Carapungo... e mi sono trovata pure il biglietto pagato! Anche qui la riconoscenza... non solo personale, ma la riconoscenza verso tutti i misisonari che sono passati, l'ombrello della riconoscenza mi protegge da tante cose. Non mi sento in pericolo, anche se sono bianca, donna, straniera.
Mi sono goduta il centro: le varie piazze, in particolare la mia preferita, quella di San Francisco, da cui si vede bene la statua della Vergine Alata del Panecillo.
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| La Virgen del Panecillo |
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| Nella piazza di San Francisco |
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| La Chiesa di San Francisco |
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| In lontananza, la Basílica del Voto Nacional |
Ho approfittato di essere in centro per fare un giro al Mercado Artesanal della Mariscal... dove mi sono comprata alcuni accessori necessari per la mia permanenza qui, in particolare una bandana: il sole picchia forte, essendo all'equatore e a 2800 m slm... il rischio di cucinarsi il cervello è molto alto! Così ho dato un'occhiata anche ai vari prodotti... anche se ogni volta mi prendono per un'americana e cominciano a parlarmi in inglese!!!
Mercoledì sera, una bella sorpresa: sentiamo bussare al cancello... è Lidia, la mia figlioccia grande, che finalmente è riuscita a passare a salutarmi, insieme a Rosa, la sua mamma. Lidia ha 26 anni e sta frequentando il penultimo semestre di Agronomia. E' una ragazza davvero in gamba, dedicata allo studio, ma senza perdere di vista la necessità di lavorare per mantenersi e dare una mano alla sua famiglia.
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| Il mazzo di fiori "integrato" regalato da Dana e Lidia |
Non si contano gli inviti a pranzo, cena o per un cafecito...
Giovedì giornata speciale: era il compleanno di Rosa Alejandrina, la mamma di tutte le ragazze qui... quindi nel pomeriggio l'abbiamo messa a riposo, Veronica ed io siamo andate al supermercato a Pomasqui e poi ci siamo messe in cucina: lasagna italiana (con la difficoltà del poco tempo per fare il ragù, ma evviva la pentola a pressione!) e zucchine trifolate...
Siamo anche andate a messa, che poi si è rivelata essere una liturgia della Parola: finalmente ho trovato il coraggio per entrare in chiesa. E' molto cambiata, ma per parlare di questo prima ho bisogno di far decantare un po' le emozioni. Credo che domenica mi presenterò al nuovo parroco, che è qui da soli 3 mesi, magari riusciremo a fare due chiacchiere. Forse non è compito mio... però ho lasciato qui un pezzo di cuore, e un po' mi sento in dovere.
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| La chiesa di María Estrella de la Evangelización, il Casitagua sullo sfondo |
Oggi giornata tranquilla: ho fatto da baby-sitter a Noelia fino a poco fa... mi godo la giornata, il paesaggio... di prima mattina sono salita al terzo piano e sono riuscita a fotografare il Cotopaxi, presenza abbastanza ingombrante di vulcano attivo a un centinaio di km da qui, ma che fa parte integrante dell'esperienza di vita a Quito. Ancora non sono riuscita a vedere il Cayambe... si vede dall'altro lato della valle, qui è nascosto dal colle che abbiamo alle spalle.
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| Il maestoso Cotopaxi in una limpida mattinata |
Dimenticavo... temperatura ottima: di notte fa freschino e si dorme di gusto. Di giorno si sta tranquillamente in maniche corte o con un golfino leggero... Mi sto rifacendo delle notti insonni per il caldo italiano. La pressione per ora non dà problemi nonostante l'altitudine. Certo, non ho intenzione di correre la maratona, qui. E' già tanto se faccio qualche piano di scale ;-)