... vedere luoghi, incontrare persone... è questo che dà "mucho gusto" alla mia vita... viaggiare, muovermi con qualsiasi mezzo, ma anche stare, gustare la presenza, accogliere fatiche, desideri e speranze...

lunedì 22 luglio 2019

Recorriendo el barrio... y el País

...il tempo scorre veloce, nonostante le giornate siano anche relativamente tranquille, in un tran tran vacanziero che fa rilassare mente e corpo...
Dopo averla tanto cercata, finalmente martedì sono riuscita a incontrarmi con Katy Alvarez... siamo state catechiste insieme, lei è venuta più volte in Italia e in una occasione, nel 2009, mi aveva ospitata alcuni giorni a casa sua... Un po' indaffarata per vari motivi in questi giorni, è riuscita a dedicarmi una serata, e siamo andate a mangiarci la pizza in una pizzeria italiana in una zona un po' chic di Quito. La pizza ottima e molto piacevole la chiacchierata...

Con Katy

Mercoledì invece è toccato a Rocío Torres e alla sua famiglia... Conosco Rocío da quando sono arrivata a Quito per rimanerci 2 anni, quindi dal 2006. Aveva più o meno la mia età, due figli che frequentavano il CAE e faceva l'educatrice del doposcuola. Il primo anno si è diplomata in un "colegio a distancia", insomma ha preso la maturità per lavoratori, poi si è iscritta all'Università per diventare insegnante. Nell'associazione ASA è la persona che mi ha sostituita quando me ne sono andata, portando la sua esperienza di educatrice del CAE all'interno dell'equipe pedagogica. Negli anni si è laureata ed ora fa il mio stesso lavoro, l'insegnante di scuola dell'infanzia in una scuoletta delle montagne vicino a Cayambe. Mi vuole un sacco di bene e... ovviamente anch'io ne voglio molto a lei! 

Rocío, il figlio Kevin (19 anni) io e Ceci
In questa visita così speciale al barrio di Luz y vida sono stata accompagnata da Ceci, che ha condiviso con Rocío una parte di lavoro al CAE e nella biblioteca popolare del quartiere... insomma una bella serata piena di risate e di ricordi... anche di qualche lacrimuccia per i bei tempi andati, anche se tendiamo a essere sempre positive rispetto al futuro...
Il giorno successivo, altra camminata per Luz y Vida... non è un'attività propriamente riposante. La pendenza delle strade nel quartiere è impressionante... sarà anche l'altitudine, ma io cammino 10 metri e devo fermarmi a respirare. Questa volta la destinazione era la casa di Chabela. Con lei abbiamo condiviso l'esperienza del Gruppo Biblico nel quartiere... una volta la settimana ci incontravamo nelle case dei partecipanti a condividere la Parola di Dio e un piccolo "cafecito". Tempo, quello di ieri e quello di oggi, passato a raccontarci la vita, a riprendere un discorso sospeso 10 anni fa, con la vita che con passione e a volte anche con violenza, ci sorprende... 2 ore e più di conversazione... a volte la gioia, a volte gli occhi lucidi, condividendo la vita.

Con Chabela
Scendendo verso casa, percorrendo le strade del barrio conosciuto e allo stesso tempo cambiato e pieno di misteri, mi incontro con uno sguardo... Un giovane intorno ai 18/19 anni fermo alla fermata dell'autobus mi guarda, anch'io lo guardo, cercando di riconoscere i tratti "cresciuti" di qualche bambino conosciuto... mi chiama per nome, e io lo riconosco immediatamente... è Maicol, figlio di una coppia che frequentava il gruppo biblico, fratello di uno dei miei ragazzi del catechismo. Un abbraccio di qualche secondo, perchè è arrivato il suo autobus... ma la sensazione di essere percepita come persona di famiglia è stata forte. Maicol una sera in cui dovevamo trovarci a casa sua per il gruppo (avrà avuto 5 anni) era andato a giocare da un vicino senza avvvisare a casa. Lo abbiamo cercato disperatamente per un'ora, perlustrando il barrio, interrogando la gente per la strada, fino a quando non è tornato a casa da solo. Ci ha fatto prendere un bello spavento... alla fine abbiamo festeggiato il suo rientro, e un po' questo bambino paciocchino ci è rimasto nel cuore.
Proseguo la discesa e dopo 200 metri mi sento chiamare per nome. Sono due giovani... le guardo meglio e le riconosco, una è Mishell e l'altra è Gina. Erano due bambine del CAE, del doposcuola. La sensazione di non essere "straniera" si è fatta più forte... mi hanno chiesto notizie di Lorenza, la missionaria laica che è stata in parrocchia dopo di me. HO promesso loro che le avrei trasmesso i loro saluti.
Venerdì giornata tranquilla, visto che in serata era previsto il viaggio verso la costa. Al mattino sono andata a fare un salto al supermercato, visto che mi mancavano alcune cosette, al pomeriggio ho fatto un salto in parrocchia a fare due chiacchiere con il parroco, padre Rodrigo. E' stato un bel momento di condivisione di storia e visione del futuro. Lo ringrazio per avermi accolta (dopotutto sono solo una straniera, che potrebbe anche passare un po' per prepotente e "superiore", anche se questa non era assolutamente l'intenzione). Poi ho fatto un'altra passeggiata per il barrio, cercando alcune persone che non ho trovato. Pazienza... ci ho provato...
Ore 21.30 partenza per Durán, città della regione Costa che fa parte della grande periferia della enorme città di Guayaquil. A Durán vivono gli ultimi missionari della Diocesi di Padova rimasti in Ecuador, in due parrocchie: don Mattia all'Arbolito e don Saverio a San Francisco, accompagnati da Alessandro e Francesca, una coppia di giovani sposi...
La "compagnia" era formata dalle mie sorelle ecuadoriane (Cecilia, Rocio, Veronica - con il marito Ray e le piccole Dana e Noelia), da Christian e Edwin, da me e da Kathy Camino... oltre al chofer (autista del pulmino) e da sua figlia. Pulmino da 12, un po' strettini, durata del viaggio prevista: tutta la notte. Durante il primo pezzo di strada mi sono domandata in alcune occasioni se saremmo davvero arrivati a Guayaquil, poi quando siamo arrivati nella parte più piana, dopo Santo Domingo de los Colorados, sono riuscita addirittura a dormire qualche ora, a spizzichi e bocconi, dato il volume della musica (preferivo che l'autista stesse sveglio) e qualche risveglio. Siamo arrivati a Durán verso le 7 del mattino, sfiniti, e siamo stati accolti prontamente da un buon caffè e da un'ottima colazione nella parrocchia dell'Arbolito.
Colazionando...

Il gruppo nel patio della Casa Parroquial
La giornata è proseguita accompagnando padre Saverio a una celebrazione in uno dei "recintos" della zona. I recintos sono piccolissime comunità in cui i missionari si recano settimanalmente per alcune attività. Sabato siamo andati nel recinto "La Carmela" in cui la celebrazione era in onore della Madonna del Carmelo, alla presenza del Vescovo della diocesi di San Jacinto de Yaguachi. Noi siamo stati un po' gli "invitati speciali" provenienti dalla capitale... e finalmente ho potuto incontrare Alessandro e Francesca, che avevo conosciuto a settembre prima della loro partenza, e con cui avevo proprio voglia di condividere un po' di tempo, di chiacchiere, di riflessioni...

Aspettando la messa nella Capilla de la Carmela
Ovviamente ospiti speciali e... invitati a pranzo! Condiviso sotto una specie di pergola coperta da foglie di palma. Arroz con pollo, riso e pollo... preparato dalla comunità e condiviso in semplicità, peraltro davvero molto buono!
Al termine, io mi sono fermata dai missionari, gli altri del gruppo sono andati prima in hotel a riposare un po' e poi a farsi un giro in centro a Guayaquil... un po' mi dispiace non essere andata con loro, ma avevo voglia di passare del tempo "disteso" con altri italiani, e la cosa è stata particolarmente piacevole con Alessandro e Francesca e con i due padri... dopotutto abbiamo un pezzo di storia in comune... 

Il gruppo a Guayaquil, con un vecchio amico, Braulio, sua moglie Diana e le piccole Bianca e Belén

Guayaquil

Guayaquil
La condivisione  continuata la sera a cena e al mattino dopo... Dopo la colazione in hotel siamo passati a messa, momento in cui abbiamo celebrato i 12 anni di matrimonio dei miei compadres Verito e Ray, momento che si è prolungato oltre la messa con una condivisione di un bel dolce gelato a casa di Alessandro e Francesca...

Con Ray, Verito e il padre Saverio

Compartiendo y celebrando

Foto di gruppo con Alessandro e Francesca

Foto di gruppo con padre Saverio
Poco dopo la partenza per il rientro... il viaggio è stato lungo e abbastanza faticoso, ma viaggiare di giorno è un'altra cosa. Dai finestrini scorrevano le immagini delle varie piantagioni: dal riso alle banane, dalle palme da olio alla canna da zucchero, dal mais agli ananas... L'Ecuador, al di fuori delle città, è un paese dove il verde è ancora predominante, a volte coltivato, a volte selvaggio... rigoglioso e punteggiato di fiori colorati. Nelle città invece predomina il grigio, il grigio dei bloques da costruzione, l'asfalto, i colori delle auto e dei pullmann...

Per me questo viaggio ha avuto un grande valore, ne parlavo ieri con Edwin e oggi con Veronica: ho davvero degli amici qui, anzi, quasi direi una famiglia. E mi sento fortunata ad averli, tutti quanti. Un mese intero da ospite... ma sentendosi come a casa propria, dall'altra parte del mondo. Non è una fortuna che tutti possono dire di possedere. Tutte queste persone sono state e continuano ad essere il mio conforto e la mia ricchezza... non posso far altro che ringraziare e spero che loro possano dire lo stesso di me 😊💓


In una giornata di sole... felice!😄




martedì 16 luglio 2019

Il cuore pieno di gioia...

Un'altra settimana è passata e così oggi sono al giro di boa delle mie vacanze ecuadoriane... dire che mi sento a casa è scontato forse, ma qui sto proprio bene, sia per il clima (fa freschino in questi giorni), sia per come vengo accolta giorno dopo giorno dalle persone che mi stanno intorno.
Martedì scorso è stata una giornata moooolto particolare: sono stata invitata a pranzo da Azucena, la mamma di Kathy e Nathy Camino. Le due giovani hanno una piccola scuola di danza folklorica, Sisay Pacha, oltre ad essere insegnanti, Kathy al colegio e Nathy nella scuola primaria. Fernando, il papà, lavora come speaker radiofonico in una web radio collegata ad un'importante Fondazione di solidarietà, che si chiama "Vista para todos". Nathy il martedì pomeriggio in questa radio gestisce un programma che si chiama "Hoja abierta", in cui intervista le persone. Con grande stupore, mi ha chiesto se poteva intervistarmi... Ho tentennato un po', dopotutto il mio spagnolo era un po' arrugginito, non sai mai cosa ti possono chiedere, ma poi Kathy mi ha rassicurata e ho deciso di andare... non avevo niente da perdere! Così ho detto di sì. Quindi, dopo pranzo siamo partite in autobus verso la zona de "la Y" in cui c'è la sede della fondazione, e siamo salite all'ottavo piano, dove c'è la sala di registrazione della radio. Dopo le ultime rassicurazioni... ecco il programma in diretta... che emozione! Ecco il link alla registrazione, se qualcuno vuole farsi 4 risate alle mie spalle:

https://www.facebook.com/RTVSolidaridadEC/videos/871932623182818/

 
Con Nathy nella sede di Radio TV Solidaridad Ecuador


Nell'atrio del Teatro Nazionale, Casa de la Cultura Ecuatoriana
Dopo il programma siamo andate al saggio di fine anno di Metrodanza. Metrodanza è la scuola di danza del Municipio di Quito, a cui si accede tramite provini... Una delle ragazze uscite dalla scuola Sisay Pacha è stata ammessa e aveva invitato le sue insegnanti e Azucena, che da brava mamma è sempre presente nelle avventure delle figlie... Bello spettacolo! 

Mercoledì sono stata a trovare Teresa Tonello, moglie di Bepi, perchè dovevo portarle alcune cose...  Ci siamo fatte una bella chiacchierata davanti a un buon caffè italiano, che fa sempre bene al corpo e allo spirito.

Giovedì invece ero d'accordo di andare in ASA a salutare un po' di gente... in particolare Anita, con cui ho condiviso parte del mio percorso professionale in Ecuador. Beh, non pensavo, ma ho fatto un po' di fatica a trovare la sede dell'associazione, che vergogna! Eppure tutti i punti di riferimento li avevo... Comunque ritrovata la chiesa ho fatto preso a ritrovare ASA, anche se un po' ridotta: alcuni spazi sono stati affittati e ora c'è un ristorante manabita al posto del garage e una parrucchiera dove una volta c'erano degli uffici. In ogni caso... sono stata accolta da Anita con uno splendido mazzo di rose gialle, 

Rose - dettaglio
poi siamo andate nell'ufficio del piano più in alto, dove c'erano Jacqueline Valencia (la directora ejecutiva) e Karla (dell'area di Apoyo Familiar) e sempre Anita (direttrice dell'area di Educazione). Negli ultimi anni, per vari motivi, l'associazione ha ridotto alcune attività e ne ha aumentate altre. In particolare, sono aumentate le attività dell'area di Apoyo Familiar, a seguito di una convenzione stipulata con UNHCR-ACNUR rispetto agli adolescenti in situazione di rifugio; dopo anni hanno ricominciato anche a favorire l'affido familiare rispetto all'istituzionalizzazione dei minori in casa famiglia. Molto interessante. Di questo avrò l'occasione di parlare su www.asa-onlus.org e sul Notiasa...
Poi siamo partite con l'auto di Jacqueline e siamo andate a vedere i vari progetti, in particolare Acuarela, nel settore di Colinas del Norte, in cui ASA è presente sia come Centro Infantile che come CAI, ovvero come doposcuola. Dà sempre una certa emozione visitare luoghi che si conoscono da 15 anni e vedere che i bambini sono sempre vivaci e felici di frequentare il centro...

Acuarela

Educatrice del CAI al lavoro


Nel CAI San Lucas a Carcelén Bajo


Con Jacqueline Valencia

... y con mi amiga Anita Cevallos
Dopo Colinas siamo andate a Carcelén Bajo, dove abbiamo incontrato l'equipe di Apoyo Familiar con i ragazzi e ragazze venezolani che sono in situazione di rifugio, siamo andate a visitare il CAI e la Casa famiglia... Insomma un'immersione in quella che è stata la mia realtà, anche lavorativa, di tutto il mio secondo anno di missione. Alcune persone sono cambiate, altre sono rimaste, ma mi sono sentita "a casa" anche in questa situazione.

Venerdì giornata tranquilla, di riposo... l'altitudine si fa sentire ogni tanto portando stanchezza e sonnolenza. Una giornata tranquilla ogni tanto serve😊.

Sabato... Sorpresa! Ceci e Rocío avevano appuntamento in un centro di medicina estetica... e hanno portato anche me! Per un fantastico massaggio e una buona pulizia del viso. Anche queste sono coccole... (vi risparmio le foto per rispetto a me stessa e alle mie amiche🙈). Sulla strada del ritorno ci siamo fermate a mangiare alla pizzeria "El Hornero", una catena di pizzerie uruguayane. Nel pomeriggio poi ci siamo dedicate ai traslochi, andando a ritirare a Carcelén dei mobili per l'appartamento del piano di sopra. Così ho sperimentato che da casa a "los Mastodontes" (quartiere dove vivevano i missionari padovani a Carcelén Bajo) ora ci vorrebbero solo 10 minuti in auto, contro i 30 minuti di media di quando abitavo qui. Il prolungamento della Simón Bolivar é incredibilmente utile per molti versi, la viabilità è cambiata molto e le possibilità di muoversi si sono moltiplicate. Ovviamente mentre stavamo caricando i mobili (tre divani con relativi cuscinoni, un tavolo da 8 con 8 sedie, due pouff appoggiapiedi e un tavolino da salotto) ha cominciato a piovere. E il camion per il trasloco era una piattaforma, quindi niente cassone e niente copertura... Arrangiati alla meglio con dei teli di plastica, all'arrivo a casa ovviamente aveva smesso di piovere (per fortuna!) e abbiamo scaricato il tutto in cortile e poi portato al terzo piano. A causa delle scale particolarmente strette tra il secondo e il terzo piano abbiamo smontato i mobili il più possibile, e poi con l'aiuto di Manuel e Raymundo e di alcune corde, siamo riusciti a portare su tutto, facendo passare divani e sedie dalla terrazza...
La serata si è conclusa con una bella partita a Macchiavelli in cui ho perso rovinosamente... 



Domenica siamo andati tutti a messa alle 7.30, poi gli altri sono andati al mercato e io mi sono fatta lasciare in piazza a Moran per vedere se per caso alla fine della messa incontravo qualche faccia conosciuta... 
Ebbene sì, ho trovato Blanca. Blanca ha lavorato con me nel CAE Luz y Vida, quando avevamo bisogno di una persona che ci aiutasse con il gruppo dei più grandi perchè uno degli educatori si era licenziato... Ha continuato a lavorare nell'ambito educativo ed ora è responsabile della guarderia delle suore "Siervas de Jesus" non lontano da qui. 

Con Blanca in piazza a Moran
Domenica pomeriggio uscita di sole donne: Ceci, Verito, Rocío, Dana, Noelia ed io... l'intenzione era quella di portare le bambine al cinema, al centro Commerciale Condado Shopping. Ma non siamo riuscite nemmeno ad avvicinarci: impossibile trovare parcheggio in zona, quindi ci siamo dirette a Pomasqui, dove c'è un centro commerciale molto più piccole e dove abbiamo fatto merenda (caffè e dolcetti per tutti - stendiamo un velo pietoso sul mio caffè espresso... tanto so che se voglio un caffè decente devo farmelo a casa con la moka).

Lunedì, ieri, gita a Otavalo: le bimbe (Dana e Noelia), Nelson ed io, con la macchina in prestito di Rocío... Otavalo dista circa un'ora e trenta di macchina da dove abitiamo. Nelson, o dovrei dire padre Nelson, è parroco di una parrocchia al Sud di Quito, quindi per lui il viaggio è iniziato molto prima che il nostro ed è finito molto dopo. E' un carissimo amico, ha vissuto con noi e abbiamo condiviso davvero tante conversazioni e tante esperienze... Alle 9.30 ci siamo trovati in piazza e via verso Otavalo. Verso le 11 siamo arrivati, abbiamo parcheggiato nel parcheggio municipale (praticamente c'era solo la nostra auto) e ci siamo diretti alla Plaza de Ponchos, dove si può trovare qualsiasi prodotto di artigianato ecuadoriano, dai tessuti alla balza, dalle tele alla bigiotteria...
Ecco qualche foto:







Dopo aver effettuato alcuni acquisti, siamo andati a pranzo in una specie di fast food... e poi di nuovo in auto con destinazione Laguna di Cuicocha. Questo lago, che ha una profondità massima di 200 m, è situato a circa 3000 m slm e si è formato con una delle eruzioni del vulcano Cotacachi, del quale si trova alle pendici... è un vulcano ancora attivo, e dal fondo della laguna si vedono salire delle bollicine di gas. Abbiamo approfittato per far fare alle bimbe un bel giro in barca in uno spettacolo della natura, attrezzati con giubbetti di salvataggio.






Sulla strada del ritorno abbiamo deciso di fermarci a Cayambe a gustarci degli ottimi bizcochos, una specie di biscotti non proprio dolci che si mangiano con un formaggio fresco chiamato "queso de hoja", che ricorda lontanamente la mozzarella. Tutto accompagnato da una cioccolata calda (che qui è più simile a un latte e cacao).
 
 Forse i bizcochos hanno rallentato il nostro ritorno, ma valevano davvero la pena!

Una riflessione in chiusura. Lungo la strada, la Panamericana, importantissima arteria che comincia in Colombia e termina in Cile, abbiamo potuto vedere delle persone che camminavano, con il loro zaino sulle spalle, o con in braccio il proprio bambino. Ecco, queste persone non sono turisti. Sono persone che sono partite A PIEDI dal Venezuela. Se sono arrivate in Ecuador significa che hanno già attraversato A PIEDI la Colombia. Spesso l'Ecuador non è la destinazione finale. Vogliono raggiungere il Perù o il Cile. Guardatevi su Google Maps quanti kilometri percorrono. Qualcuno ha sicuramente trovato qualche passaggio per la strada, ma questo non cambia la mia riflessione.  Quanto devono essere disperate queste persone per attraversare un continente contando solo sui propri piedi e sulle proprie spalle? Eppure anche qui sta comparendo un razzismo "strisciante"... a me vederli, e vederli dal vivo, pur da una posizione privilegiata (europea, e per questo decisamente più ricca della gran parte della popolazione del Paese che mi ospita - alla guida di un'auto - con sufficiente denaro in tasca per almeno un'altra settimana), ha fatto venire la pelle d'oca. La stessa reazione di quando vedo le immagini dei migranti sui barconi o sulle navi delle ONG. Quanto è grande la disperazione rispetto al proprio Paese se si affida la propria speranza nelle mani di una strada o di un braccio di mare, in cui morire può essere la questione di un attimo?
Spero di non dover mai provare tanta disperazione... ma questo non dev'essere un motivo per chiudere gli occhi davanti alle ondate migratorie, che altro non sono che singole persone, ognuna con un volto e con la propria storia.

martedì 9 luglio 2019

Encuentros...

...essere qui significa incontrare persone... persone a volte molto diverse tra loro. Ma andiamo con ordine: sabato era il compleanno di Dana, la mia figlioccia, che ha compiuto 11 anni. Allora venerdì pomeriggio ho aspettato che tornasse Rocío dal lavoro e insieme simao andate al nuovo centro commerciale di Pomasqui, dove c'è un supermercato, il Supermaxi, in cui sono certa di trovare alcuni prodotti che assomigliano a quelli italiani. Infatti il mio regalo di compleanno per Dana sarebbero state le due torte di compleanno: una meringata e un tiramisù. A Pomasqui ci siamo trovate con Verito e abbiamo comprato anche la carne per la parrillada. Il pranzo per i festeggiamenti di Dana (e un po' anche per accogliere me) contava 13 persone! Tornate a casa, dopo essere passate a Colinas del Norte a recuperare anche la Ceci, ci siamo messe all'opera per preparare il tiramisù (che è sempre meglio fare il giorno prima) e la base della meringata (che deve stare almeno qualche ora in congelatore). La mattina successiva ho fatto colazione con la famiglia di Veronica (di solito invece scendo) e poi ci siamo messi all'opera ognuno con il suo compito: io con le torte e le zucchine, Ray con la griglia... la Veronica con le patate, ecc.
Alla fine sono arrivati gli ospiti: a parte noi della famiglia sono arrivati Christian (ex bibliotecario e animatore dei gruppi giovanili della parrocchia), il nuovo parroco padre Rodrigo e un seminarista. Abbiamo mangiato e festeggiato con gioia.
Qué viva la cumpleañera!

Ecco le mie creazioni...
Dopo un po' è arrivato anche Edwin, un altro degli animatori dei giovani della parrocchia... con lui i discorsi si sono fatti interessanti, soprattutto per quanto riguarda la questione parrocchiale e delle attività ad essa collegata. Comunque, dopo un paio d'ore di chiacchierata con lui, con Ceci e Verito, abbiamo deciso di andare a farci un giro in centro. E l'autista dovevo essere io! Non avevo ancora preso in mano la macchina... un po' spaventata dal traffico, che alle volte sembra così disordinato e senza regole che non sai se sei a Quito, a Palermo o al Cairo... Beh, era sabato sera, sicuramente ci sarebbe stato meno traffico che durante i giorni feriali... insomma siamo partiti, e siamo andati al Panecillo, una collina che si trova in centro a Quito e dove c'è la statua della Vergine alata, quella dell'Apocalisse, che è anche uno dei simboli di Quito. Non ero mai salita lassù guidando io... ma dopo alcune incertezze per quanto riguarda la strada siamo arrivati. Partenze in salita da (quasi) manuale... Le strade qui hanno pendenze assurde!
Dal Panecillo verso la città

Da La Ronda verso il Panecillo

La statua, alta 30 metri, della Virgen Alada

All'entrata de La Ronda
Dopo la visita panoramica, siamo andati a La Ronda. E' una via che è stata completamente "ripulita" una decina di anni fa, in preparazione ai festeggiamenti del Bicentenario (2010). Da luogo di delinquenza è diventato una delle principali destinazioni turistiche da vedere all'interno del Casco Colonial, che è anche Patrimonio Mondiale dell'Umanità riconosciuto dall'UNESCO. Lì si trovano molti locali dove si può mangiare e ballare... noi dopo la parrillada a pranzo non eravamo molto affamati, ma una empanada de morocho (fatta con la farina di mais) ce la siamo concessa volentieri...
Insomma, battesimo dell'auto compiuto!
Domenica mattina siamo andati a messa insieme... e la cosa più bella e insieme più strana è quella di incontrare le persone, conosciute e sconosciute, che vengono a salutarmi... Fa strano e allo stesso tempo fa bene! I miei due anni di servizio non hanno lasciato segni tangibili, però è bello vedere che hanno lasciato almeno qualche ricordo nei cuori delle persone.
Tornati a casa, dopo una abbondante colazione... ho accompagnato la famiglia al mercato a Carapungo... almeno che il mio saper guidare possa aiutare questa super famiglia che mi sta accogliendo! A pranzo, altra grande festa: abbiamo invitato la singora Rosa e la figlia Tamara, che sono rispettivamente mamma e sorella di Anita, giovane donna che ha sposato Nicola, un missionario italiano, e da cui ha avuto due figlie. Ora abitano a Tribano e avevo fatto un servizio di "consegna regali" per questa famiglia...
A pranzo con Rosa e Tamara
Finchè eravamo a pranzo è passata a trovarmi la signora Hortencia, del barrio Ecuador, una signora molto impegnata nella pastorale e che era stata avvisata da Christian il giorno precedente... E' arrivata con la figlia Daniela (che frequentava il CAE - doposcuola, ai miei tempi) e con l'immancabile mazzo di rose. L'accoglienza, anche simbolica, qui è davvero forte! Ci siamo fatte 4 chiacchiere con la promessa di scendere al Barrio Ecuador per un cafecito o qualcosa del genere...
Nel pomeriggio sono riuscita a passare un po' di tempo con Rosa e Angel... come se non fossero passati questi 11 anni. E' stato proprio come tornare a casa! Anche se vedere il loro figlio Panchito, una volta un piccolo monello, già al terzo semestre di Università fa sempre una certa impressione!
Ieri... Rocio si è presa un giorno di ferie e... Papallacta! un piccolo paradiso termale a 3300 m slm a un'ora e trenta circa da casa nostra. Peccato per la pioggia che ci ha perseguitato... e nonostante questo sono riuscita a scottarmi per bene! 
Lezioni di galleggiamento con Dana...


...e con Noelia

Il Rio Papallacta

Bellezze al bagno...
Anche oggi sarà una giornata particolare... ma lascio il racconto alla prossima puntata!

venerdì 5 luglio 2019

Otra vez... mi lindo Ecuador

Sì... sono ancora qua. Eh, già.
Dopo 6 anni. 6 anni senza viaggi, 6 anni senza aereo. Avevo già dato prima, secondo qualcuno...
Non sono riuscita a resistere, ho prenotato il volo con grande anticipo, e contato i giorni alla partenza.
Non è così facile essere qui. In 6 anni sono cambiate tantissime cose: i missionari padovani si sono spostati, ora la missione si trova a  Durán, nella grande periferia della città di Guayaquil. La parrocchia in cui ho vissuto i due anni più belli della mia vita è stata "riconsegnata" in pompa magna alla Chiesa locale i primi di luglio 2016, ed è stato nominato parroco un sacerdote ecuadoriano, quindi la prima difficoltà era decidere di venire qui... e trovare dove andare a dormire. Sono andata sul sicuro: le mie amiche Veronica (di cui sono "comadre"), Cecilia e Rocío, sorelle di Gloria, sono state disponibilissime fin da subito ad ospitarmi, a circa 100 metri dalla casa parrocchiale in cui ho vissuto. Così posso respirare l'aria di Luz y Vida senza dover fare troppa strada. La loro accoglienza è stata a dir poco strepitosa: fiori in aeroporto (mi hanno aspettata almeno un'ora e mezza, le valigie non arrivavano più...), festeggiamenti in casa... nonostante per loro questo sia un periodo lavorativo. Ho una bella cameretta tutta mia nell'appartamento di Veronica, dove vive con il marito Ray e le piccole Dana (la mia figlioccia) e Noelia.
La vista dalla mia camera... uguale a quella della cucina della casa parrocchiale
Martedì è stato un giorno di decompressione: dopo il viaggio ci voleva proprio! Sono stata invitata a pranzo da Iolanda e Marcela, due sorelle, ormai di una certa età, che lavorano nella Caritas parrocchiale. Marcela mi ha portata a fare un giro a piedi per il barrio (i primi giorni pareva che non potessi muovermi senza guardia del corpo...), siamo andate in piazza a Morán, entrate in chiesa, così mi ha fatto vedere come sono organizzate adesso con il ropero Caritas, ammirato l'interno della cappella (che era stata completamente restaurata nel 2011, compreso il rifacimento del tetto). Poi siamo andate a salutare Kathy Camino, una ragazza che è stata segretaria in parrocchia e che avevo avuto l'occasione di ospitare anche a casa mia. Dopo siamo passate anche in ferreteria a salutare la signora Blanca, una figura molto conosciuta nel barrio...
La capilla de San José de Morán
Al pomeriggio ho deciso di uscire da sola, volevo vedere la guardería, il mio luogo di lavoro per due anni. Il barrio è cambiato: ci sono più case, e case più belle. Ci sono meno strade sterrate e più strade pavimentate, anche per di qua ci sono moltissime auto, e bus che come al solito guidano come dei pazzi, e sempre meno alberi... Davanti al Centro infantile incontro una signora, la mamma di una che tanti anni fa era una delle ragazzine che frequentavano il CAE, il doposcuola con la mensa... Mi ha raccontato un po' dei cambiamenti che sono avvenuti da quando i missionari se ne sono andati... con tristezza rimpiange i tempi andati. Ci sono due enormi eucalipti davanti alla guardería... ora qualcuno li dovrà tagliare. Negli occhi ho ancora l'immagine di don Nicola che faceva la "manutenzione straordinaria" arrampicato lassù... Nel terreno al lato devono costruire un condominio, e gli alberi danno fastidio...
Mi ha raccontato di come le attività per i giovani si siano ridotte drasticamente negli ultimi tre anni in parrocchia... nemmeno il Campamento Vacacional si fa più. Che pena. Era una bella occasione per i bambini per non stare chiusi in casa o per la strada durante le vacanze, e per i giovani per mettersi alla prova con le loro capacità di animatori... oltre che per non perdere tempo in strada tutto il giorno. Mi ha detto anche che c'è molta droga che gira qui intorno... mi ha aggiornato sui suoi figli, che grazie a Dio sono cresciuti e hanno raggiunto i loro obiettivi di studio. Salutata la signora, ho incontrato Samantha, la figlia, che ora sta frequentando il settimo semestre di medicina. Fa piacere sapere che almeno per qualcuno è stato utile il lavoro fatto nel CAE della parrocchia. Ho incontrato anche don Juanito, il falegname che ha ospitato anche alcuni dei ragazzi italiani che arrivavano con i viaggi del Centro Missionario. L'abbraccio al sapore di segatura e la riconoscenza negli occhi... certe esperienze di scambio lasciano il segno! Negli occhi e nel cuore...
Sono andata alla ricerca di Angel e Rosita, ma invano, non erano in casa. Erano i due lavoratori della parrocchia: lui tuttofare, lei domestica e cuoca... due persone semplici, ma che hanno amato il loro lavoro con noi. Spero di riuscire a incontrarli presto. Ora lui lavora dalle suore Elisabettine a Carapungo, lei come cuoca in guarderia.
Mercoledì ho deciso di "forzare il blocco" e di andare in centroda sola. Dovevo riappropriarmi della mia città, della città che amo e che è anche, nel centro storico, Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO. Così sono salita a prendere il bus e alla fermata ho incontrato Tatiana, una ragazza che faceva la catechista al tempo in cui ero qui. Abbiamo chiacchierato tutto il tragitto verso Carapungo... e mi sono trovata pure il biglietto pagato! Anche qui la riconoscenza... non solo personale, ma la riconoscenza verso tutti i misisonari che sono passati, l'ombrello della riconoscenza mi protegge da tante cose. Non mi sento in pericolo, anche se sono bianca, donna, straniera.
Mi sono goduta il centro: le varie piazze, in particolare la mia preferita, quella di San Francisco, da cui si vede bene la statua della Vergine Alata del Panecillo.
La Virgen del Panecillo

Nella piazza di San Francisco

La Chiesa di San Francisco

In lontananza, la Basílica del Voto Nacional
Ho approfittato di essere in centro per fare un giro al Mercado Artesanal della Mariscal... dove mi sono comprata alcuni accessori necessari per la mia permanenza qui, in particolare una bandana: il sole picchia forte, essendo all'equatore e a 2800 m slm... il rischio di cucinarsi il cervello è molto alto! Così ho dato un'occhiata anche ai vari prodotti... anche se ogni volta mi prendono per un'americana e cominciano a parlarmi in inglese!!!
Mercoledì sera, una bella sorpresa: sentiamo bussare al cancello... è Lidia, la mia figlioccia grande, che finalmente è riuscita a passare a salutarmi, insieme a Rosa, la sua mamma. Lidia ha 26 anni e sta frequentando il penultimo semestre di Agronomia. E' una ragazza davvero in gamba, dedicata allo studio, ma senza perdere di vista la necessità di lavorare per mantenersi e dare una mano alla sua famiglia.
Il mazzo di fiori "integrato" regalato da Dana e Lidia
Non si contano gli inviti a pranzo, cena o per un cafecito...
Giovedì giornata speciale: era il compleanno di Rosa Alejandrina, la mamma di tutte le ragazze qui... quindi nel pomeriggio l'abbiamo messa a riposo, Veronica ed io siamo andate al supermercato a Pomasqui e poi ci siamo messe in cucina: lasagna italiana (con la difficoltà del poco tempo per fare il ragù, ma evviva la pentola a pressione!) e zucchine trifolate...
Siamo anche andate a messa, che poi si è rivelata essere una liturgia della Parola: finalmente ho trovato il coraggio per entrare in chiesa. E' molto cambiata, ma per parlare di questo prima ho bisogno di far decantare un po' le emozioni. Credo che domenica mi presenterò al nuovo parroco, che è qui da soli 3 mesi, magari riusciremo a fare due chiacchiere. Forse non è compito mio... però ho lasciato qui un pezzo di cuore, e un po' mi sento in dovere.
La chiesa di María Estrella de la Evangelización, il Casitagua sullo sfondo
Oggi giornata tranquilla: ho fatto da baby-sitter a Noelia fino a poco fa... mi godo la giornata, il paesaggio... di prima mattina sono salita al terzo piano e sono riuscita a fotografare il Cotopaxi, presenza abbastanza ingombrante di vulcano attivo a un centinaio di km da qui, ma che fa parte integrante dell'esperienza di vita a Quito. Ancora non sono riuscita a vedere il Cayambe... si vede dall'altro lato della valle, qui è nascosto dal colle che abbiamo alle spalle.
Il maestoso Cotopaxi in una limpida mattinata
Dimenticavo... temperatura ottima: di notte fa freschino e si dorme di gusto. Di giorno si sta tranquillamente in maniche corte o con un golfino leggero... Mi sto rifacendo delle notti insonni per il caldo italiano. La pressione per ora non dà problemi nonostante l'altitudine. Certo, non ho intenzione di correre la maratona, qui. E' già tanto se faccio qualche piano di scale ;-)