... vedere luoghi, incontrare persone... è questo che dà "mucho gusto" alla mia vita... viaggiare, muovermi con qualsiasi mezzo, ma anche stare, gustare la presenza, accogliere fatiche, desideri e speranze...

lunedì 9 settembre 2019

ASA...

...per niente facile tornare a casa... per me è sempre stato il passo più difficile.  Non che a casa io stia male, anzi! Il fatto è che la normalità alle volte mi annoia, vorrei fare sempre cose nuove. Comunque, è necessario tornare a casa, ed è anche piacevole incontrare le persone che mi vogliono bene...
Ormai sono tornata da più di un mese, ho avuto il tempo per riprendere il fuso orario adeguato e per decantare le esperienze degli ultimi giorni di viaggio... ho avuto dei problemini con il mio pc: la tastierasi rifiutava di scrivere, quindi ho sospeso le attività di scrittura fino a quando non mi sono decisa di comprare una tastiera aggiuntiva... Riprendo quindi il racconto.

Tornata da Guayaquil ho avuto bisogno di un intero giorno di riposo: il cambiamento di altitudine e di temperatura (oltre a una rovinosa caduta da una sedia di plastica che si è rotta a causa del mio dolce peso), e il viaggio di 9 ore in un pulmino da 12 posti in cui eravamo stretti come sardine hanno reso le mie caviglie simili a zampe di elefante... che fatica farle tornare a una dimensione normale! Ho dovuto prendermi cura dei miei piedi e delle mie gambe, con un sano pediluvio e con un bel po' di riposo. Quel giorno, inoltre, mi sono resa conto che il tempo cominciava a stringere e che, se volevo incontrare tutte le persone che mi ero prefissata, avrei dovuto sbrigarmi a prendere contatto  con loro.
Prima cosa da fare, dedicarmi un po' ad ASA.
ASA, soprattutto nel secondo anno della mia permanenza in Ecuador, è stato per me un punto di riferimento. Lì ho stretto amicizie al di fuori della vita parrocchiale, mi sono sperimentata a livello lavorativo all'interno dell'equipe dell'Area di Educazione... insomma ho cercato di capire strade "altre", un po' più lontane dal porto sicuro della casa parrocchiale di Luz y Vida e dagli altri missionari. Certo, all'epoca in ASA lavoravano anche Angela e Nicola Pellichero, ma in aeree diverse, Angela aveva appena dato alla luce Anna (che oggi compie 12 anni!)...

Insomma, da martedì 23 luglio mi sono trasferita, con il mio trolley e un viaggio in taxi (incredibilmente corto, solo 10 minuti da Luz y vida a Carcelén, complici le nuove strade costruite in questi anni). Ho raggiunto prima la sede di ASA, poi ho recuperato Anita, delle squisite empanadas de viento con morocho, e siamo andate a casa sua, al Condado (quartiere in cui è stato costruito un supermega centro commerciale). Così ho condiviso con lei un po' di tempo...

A colazione a casa di Anita
Anita ora è la responsabile unica dell'Area di Educazione... mi ha coinvolta, come presidente di ASA ODV in Italia, in varie attività di chiusura dei servizi (a fine luglio chiudono i Centri Infantili e i doposcuola per riprendere a fine agosto/primi di settembre), quindi anche a me veniva richiesto di parlare e di espormi per raccontare come nella mia associazione facciamo fund raising per finanziare alcuni loro progetti...
Parlando ai Genitori del CDI Acuarela


Consegnando i diplomi ai bimbi del nido che passano ad Educación Inicial

Festa finale dei Doposcuola Acuarela e San Lucas
Il mio ruolo di presidente l'ho svolto anche quando le direttrici delle varie Aree di ASA mi hanno invitata ad una riunione con loro, per raccontarmi le loro novità, quelle belle... ma anche le loro difficoltà...
Las directoras y yo...

Anita, Jacqueline, Nancy, yo y Mónica
Sono state poche giornate, ma dense di incontri... con la gente che lavorava "ai miei tempi", che una sera abbiamo invitato a cena a casa di Anita, deliziandoli con cucina mista italo-ecuadoriana: spaghetti alla carbonara, ceviche de camarón y pescado con canguil, tiramisú... 

Con Anita, Wisi, Jacque, Jenny e Berni

Qué linda la Jenny!
Insomma, pranzi e cene... anche una sera al cinema al Condado Shopping, a vedere "Il Re Leone"... sempre coccolata e straviziata.

Un'esperienza un po' diversa è stata quella della condivisione con i ragazzi ospiti degli appartamenti di ASA, i ragazzi venezuelani che ASA segue per conto dell'ACNUR. Adolescenti. 
Giovanissimi.
PIeni di sogni e di futuro, con un passato alle spalle da dimenticare.
Con loro ho condiviso una mattinata di giochi e di riflessioni a livello psicologico, in cui vengono aiutati a convivere con la loro situazione personale, ad accettarla e a gestire le relazioni. 
Taller de crecimiento personal





Perchè non fare la baby sitter a questa meraviglia?


Uscita al Parque Metropolitano
Lama
Luce del tramonto da casa di Anita
Nancy, che è la presidenta di ASA in Ecuador, mi ha portata a fare un giro per Carcelén. Voleva mostrarmi un murale, dipinto da alcuni volontari dell'associazione. E' un disegno molto significativo per me: un volto composto dalle varie bandiere dei Paesi Latinoamericani, e della gente che cammina. Il richiamo è proprio al popolo venezuelano che, disperato, si mette in cammino verso i popoli fratelli della grande patria Latinoamericana... Poi ci sono due ali da angelo e l'affermazione "Nazionalità: essere umano". Anche noi alle volte ci dimentichiamo di essere umani, degli esseri umani. 
Ricardo Arjona, cantante guatemalteco canta: "si la Luna suave se desliza por cualquier corniza sin permiso alguno... por qué, el mojado precisa, comprobar con visa que no esté Neptuno? Si la visa universal se extiende el día en que nacemos y se caduca en la muerte, por qué te persiguen mojado, si el consul de los cielos ya te dio permiso..."
Lui si riferisce ai migranti che tentano di attraversare il Rio Bravo/Rio Grande al confine tra Messico e Stati Uniti... ma quante persone muoiono per attraversare un confine? Quante in tempo di presunta pace? ...io continuoi a domandarmelo...







Pensavo di riuscire a finire il mio racconto... ma manca il mio ultimo fine settimana... quando avrò un po' di tempo, lo racconterò. Ci vorrà ancora un po' di tempo 😉

lunedì 22 luglio 2019

Recorriendo el barrio... y el País

...il tempo scorre veloce, nonostante le giornate siano anche relativamente tranquille, in un tran tran vacanziero che fa rilassare mente e corpo...
Dopo averla tanto cercata, finalmente martedì sono riuscita a incontrarmi con Katy Alvarez... siamo state catechiste insieme, lei è venuta più volte in Italia e in una occasione, nel 2009, mi aveva ospitata alcuni giorni a casa sua... Un po' indaffarata per vari motivi in questi giorni, è riuscita a dedicarmi una serata, e siamo andate a mangiarci la pizza in una pizzeria italiana in una zona un po' chic di Quito. La pizza ottima e molto piacevole la chiacchierata...

Con Katy

Mercoledì invece è toccato a Rocío Torres e alla sua famiglia... Conosco Rocío da quando sono arrivata a Quito per rimanerci 2 anni, quindi dal 2006. Aveva più o meno la mia età, due figli che frequentavano il CAE e faceva l'educatrice del doposcuola. Il primo anno si è diplomata in un "colegio a distancia", insomma ha preso la maturità per lavoratori, poi si è iscritta all'Università per diventare insegnante. Nell'associazione ASA è la persona che mi ha sostituita quando me ne sono andata, portando la sua esperienza di educatrice del CAE all'interno dell'equipe pedagogica. Negli anni si è laureata ed ora fa il mio stesso lavoro, l'insegnante di scuola dell'infanzia in una scuoletta delle montagne vicino a Cayambe. Mi vuole un sacco di bene e... ovviamente anch'io ne voglio molto a lei! 

Rocío, il figlio Kevin (19 anni) io e Ceci
In questa visita così speciale al barrio di Luz y vida sono stata accompagnata da Ceci, che ha condiviso con Rocío una parte di lavoro al CAE e nella biblioteca popolare del quartiere... insomma una bella serata piena di risate e di ricordi... anche di qualche lacrimuccia per i bei tempi andati, anche se tendiamo a essere sempre positive rispetto al futuro...
Il giorno successivo, altra camminata per Luz y Vida... non è un'attività propriamente riposante. La pendenza delle strade nel quartiere è impressionante... sarà anche l'altitudine, ma io cammino 10 metri e devo fermarmi a respirare. Questa volta la destinazione era la casa di Chabela. Con lei abbiamo condiviso l'esperienza del Gruppo Biblico nel quartiere... una volta la settimana ci incontravamo nelle case dei partecipanti a condividere la Parola di Dio e un piccolo "cafecito". Tempo, quello di ieri e quello di oggi, passato a raccontarci la vita, a riprendere un discorso sospeso 10 anni fa, con la vita che con passione e a volte anche con violenza, ci sorprende... 2 ore e più di conversazione... a volte la gioia, a volte gli occhi lucidi, condividendo la vita.

Con Chabela
Scendendo verso casa, percorrendo le strade del barrio conosciuto e allo stesso tempo cambiato e pieno di misteri, mi incontro con uno sguardo... Un giovane intorno ai 18/19 anni fermo alla fermata dell'autobus mi guarda, anch'io lo guardo, cercando di riconoscere i tratti "cresciuti" di qualche bambino conosciuto... mi chiama per nome, e io lo riconosco immediatamente... è Maicol, figlio di una coppia che frequentava il gruppo biblico, fratello di uno dei miei ragazzi del catechismo. Un abbraccio di qualche secondo, perchè è arrivato il suo autobus... ma la sensazione di essere percepita come persona di famiglia è stata forte. Maicol una sera in cui dovevamo trovarci a casa sua per il gruppo (avrà avuto 5 anni) era andato a giocare da un vicino senza avvvisare a casa. Lo abbiamo cercato disperatamente per un'ora, perlustrando il barrio, interrogando la gente per la strada, fino a quando non è tornato a casa da solo. Ci ha fatto prendere un bello spavento... alla fine abbiamo festeggiato il suo rientro, e un po' questo bambino paciocchino ci è rimasto nel cuore.
Proseguo la discesa e dopo 200 metri mi sento chiamare per nome. Sono due giovani... le guardo meglio e le riconosco, una è Mishell e l'altra è Gina. Erano due bambine del CAE, del doposcuola. La sensazione di non essere "straniera" si è fatta più forte... mi hanno chiesto notizie di Lorenza, la missionaria laica che è stata in parrocchia dopo di me. HO promesso loro che le avrei trasmesso i loro saluti.
Venerdì giornata tranquilla, visto che in serata era previsto il viaggio verso la costa. Al mattino sono andata a fare un salto al supermercato, visto che mi mancavano alcune cosette, al pomeriggio ho fatto un salto in parrocchia a fare due chiacchiere con il parroco, padre Rodrigo. E' stato un bel momento di condivisione di storia e visione del futuro. Lo ringrazio per avermi accolta (dopotutto sono solo una straniera, che potrebbe anche passare un po' per prepotente e "superiore", anche se questa non era assolutamente l'intenzione). Poi ho fatto un'altra passeggiata per il barrio, cercando alcune persone che non ho trovato. Pazienza... ci ho provato...
Ore 21.30 partenza per Durán, città della regione Costa che fa parte della grande periferia della enorme città di Guayaquil. A Durán vivono gli ultimi missionari della Diocesi di Padova rimasti in Ecuador, in due parrocchie: don Mattia all'Arbolito e don Saverio a San Francisco, accompagnati da Alessandro e Francesca, una coppia di giovani sposi...
La "compagnia" era formata dalle mie sorelle ecuadoriane (Cecilia, Rocio, Veronica - con il marito Ray e le piccole Dana e Noelia), da Christian e Edwin, da me e da Kathy Camino... oltre al chofer (autista del pulmino) e da sua figlia. Pulmino da 12, un po' strettini, durata del viaggio prevista: tutta la notte. Durante il primo pezzo di strada mi sono domandata in alcune occasioni se saremmo davvero arrivati a Guayaquil, poi quando siamo arrivati nella parte più piana, dopo Santo Domingo de los Colorados, sono riuscita addirittura a dormire qualche ora, a spizzichi e bocconi, dato il volume della musica (preferivo che l'autista stesse sveglio) e qualche risveglio. Siamo arrivati a Durán verso le 7 del mattino, sfiniti, e siamo stati accolti prontamente da un buon caffè e da un'ottima colazione nella parrocchia dell'Arbolito.
Colazionando...

Il gruppo nel patio della Casa Parroquial
La giornata è proseguita accompagnando padre Saverio a una celebrazione in uno dei "recintos" della zona. I recintos sono piccolissime comunità in cui i missionari si recano settimanalmente per alcune attività. Sabato siamo andati nel recinto "La Carmela" in cui la celebrazione era in onore della Madonna del Carmelo, alla presenza del Vescovo della diocesi di San Jacinto de Yaguachi. Noi siamo stati un po' gli "invitati speciali" provenienti dalla capitale... e finalmente ho potuto incontrare Alessandro e Francesca, che avevo conosciuto a settembre prima della loro partenza, e con cui avevo proprio voglia di condividere un po' di tempo, di chiacchiere, di riflessioni...

Aspettando la messa nella Capilla de la Carmela
Ovviamente ospiti speciali e... invitati a pranzo! Condiviso sotto una specie di pergola coperta da foglie di palma. Arroz con pollo, riso e pollo... preparato dalla comunità e condiviso in semplicità, peraltro davvero molto buono!
Al termine, io mi sono fermata dai missionari, gli altri del gruppo sono andati prima in hotel a riposare un po' e poi a farsi un giro in centro a Guayaquil... un po' mi dispiace non essere andata con loro, ma avevo voglia di passare del tempo "disteso" con altri italiani, e la cosa è stata particolarmente piacevole con Alessandro e Francesca e con i due padri... dopotutto abbiamo un pezzo di storia in comune... 

Il gruppo a Guayaquil, con un vecchio amico, Braulio, sua moglie Diana e le piccole Bianca e Belén

Guayaquil

Guayaquil
La condivisione  continuata la sera a cena e al mattino dopo... Dopo la colazione in hotel siamo passati a messa, momento in cui abbiamo celebrato i 12 anni di matrimonio dei miei compadres Verito e Ray, momento che si è prolungato oltre la messa con una condivisione di un bel dolce gelato a casa di Alessandro e Francesca...

Con Ray, Verito e il padre Saverio

Compartiendo y celebrando

Foto di gruppo con Alessandro e Francesca

Foto di gruppo con padre Saverio
Poco dopo la partenza per il rientro... il viaggio è stato lungo e abbastanza faticoso, ma viaggiare di giorno è un'altra cosa. Dai finestrini scorrevano le immagini delle varie piantagioni: dal riso alle banane, dalle palme da olio alla canna da zucchero, dal mais agli ananas... L'Ecuador, al di fuori delle città, è un paese dove il verde è ancora predominante, a volte coltivato, a volte selvaggio... rigoglioso e punteggiato di fiori colorati. Nelle città invece predomina il grigio, il grigio dei bloques da costruzione, l'asfalto, i colori delle auto e dei pullmann...

Per me questo viaggio ha avuto un grande valore, ne parlavo ieri con Edwin e oggi con Veronica: ho davvero degli amici qui, anzi, quasi direi una famiglia. E mi sento fortunata ad averli, tutti quanti. Un mese intero da ospite... ma sentendosi come a casa propria, dall'altra parte del mondo. Non è una fortuna che tutti possono dire di possedere. Tutte queste persone sono state e continuano ad essere il mio conforto e la mia ricchezza... non posso far altro che ringraziare e spero che loro possano dire lo stesso di me 😊💓


In una giornata di sole... felice!😄




martedì 16 luglio 2019

Il cuore pieno di gioia...

Un'altra settimana è passata e così oggi sono al giro di boa delle mie vacanze ecuadoriane... dire che mi sento a casa è scontato forse, ma qui sto proprio bene, sia per il clima (fa freschino in questi giorni), sia per come vengo accolta giorno dopo giorno dalle persone che mi stanno intorno.
Martedì scorso è stata una giornata moooolto particolare: sono stata invitata a pranzo da Azucena, la mamma di Kathy e Nathy Camino. Le due giovani hanno una piccola scuola di danza folklorica, Sisay Pacha, oltre ad essere insegnanti, Kathy al colegio e Nathy nella scuola primaria. Fernando, il papà, lavora come speaker radiofonico in una web radio collegata ad un'importante Fondazione di solidarietà, che si chiama "Vista para todos". Nathy il martedì pomeriggio in questa radio gestisce un programma che si chiama "Hoja abierta", in cui intervista le persone. Con grande stupore, mi ha chiesto se poteva intervistarmi... Ho tentennato un po', dopotutto il mio spagnolo era un po' arrugginito, non sai mai cosa ti possono chiedere, ma poi Kathy mi ha rassicurata e ho deciso di andare... non avevo niente da perdere! Così ho detto di sì. Quindi, dopo pranzo siamo partite in autobus verso la zona de "la Y" in cui c'è la sede della fondazione, e siamo salite all'ottavo piano, dove c'è la sala di registrazione della radio. Dopo le ultime rassicurazioni... ecco il programma in diretta... che emozione! Ecco il link alla registrazione, se qualcuno vuole farsi 4 risate alle mie spalle:

https://www.facebook.com/RTVSolidaridadEC/videos/871932623182818/

 
Con Nathy nella sede di Radio TV Solidaridad Ecuador


Nell'atrio del Teatro Nazionale, Casa de la Cultura Ecuatoriana
Dopo il programma siamo andate al saggio di fine anno di Metrodanza. Metrodanza è la scuola di danza del Municipio di Quito, a cui si accede tramite provini... Una delle ragazze uscite dalla scuola Sisay Pacha è stata ammessa e aveva invitato le sue insegnanti e Azucena, che da brava mamma è sempre presente nelle avventure delle figlie... Bello spettacolo! 

Mercoledì sono stata a trovare Teresa Tonello, moglie di Bepi, perchè dovevo portarle alcune cose...  Ci siamo fatte una bella chiacchierata davanti a un buon caffè italiano, che fa sempre bene al corpo e allo spirito.

Giovedì invece ero d'accordo di andare in ASA a salutare un po' di gente... in particolare Anita, con cui ho condiviso parte del mio percorso professionale in Ecuador. Beh, non pensavo, ma ho fatto un po' di fatica a trovare la sede dell'associazione, che vergogna! Eppure tutti i punti di riferimento li avevo... Comunque ritrovata la chiesa ho fatto preso a ritrovare ASA, anche se un po' ridotta: alcuni spazi sono stati affittati e ora c'è un ristorante manabita al posto del garage e una parrucchiera dove una volta c'erano degli uffici. In ogni caso... sono stata accolta da Anita con uno splendido mazzo di rose gialle, 

Rose - dettaglio
poi siamo andate nell'ufficio del piano più in alto, dove c'erano Jacqueline Valencia (la directora ejecutiva) e Karla (dell'area di Apoyo Familiar) e sempre Anita (direttrice dell'area di Educazione). Negli ultimi anni, per vari motivi, l'associazione ha ridotto alcune attività e ne ha aumentate altre. In particolare, sono aumentate le attività dell'area di Apoyo Familiar, a seguito di una convenzione stipulata con UNHCR-ACNUR rispetto agli adolescenti in situazione di rifugio; dopo anni hanno ricominciato anche a favorire l'affido familiare rispetto all'istituzionalizzazione dei minori in casa famiglia. Molto interessante. Di questo avrò l'occasione di parlare su www.asa-onlus.org e sul Notiasa...
Poi siamo partite con l'auto di Jacqueline e siamo andate a vedere i vari progetti, in particolare Acuarela, nel settore di Colinas del Norte, in cui ASA è presente sia come Centro Infantile che come CAI, ovvero come doposcuola. Dà sempre una certa emozione visitare luoghi che si conoscono da 15 anni e vedere che i bambini sono sempre vivaci e felici di frequentare il centro...

Acuarela

Educatrice del CAI al lavoro


Nel CAI San Lucas a Carcelén Bajo


Con Jacqueline Valencia

... y con mi amiga Anita Cevallos
Dopo Colinas siamo andate a Carcelén Bajo, dove abbiamo incontrato l'equipe di Apoyo Familiar con i ragazzi e ragazze venezolani che sono in situazione di rifugio, siamo andate a visitare il CAI e la Casa famiglia... Insomma un'immersione in quella che è stata la mia realtà, anche lavorativa, di tutto il mio secondo anno di missione. Alcune persone sono cambiate, altre sono rimaste, ma mi sono sentita "a casa" anche in questa situazione.

Venerdì giornata tranquilla, di riposo... l'altitudine si fa sentire ogni tanto portando stanchezza e sonnolenza. Una giornata tranquilla ogni tanto serve😊.

Sabato... Sorpresa! Ceci e Rocío avevano appuntamento in un centro di medicina estetica... e hanno portato anche me! Per un fantastico massaggio e una buona pulizia del viso. Anche queste sono coccole... (vi risparmio le foto per rispetto a me stessa e alle mie amiche🙈). Sulla strada del ritorno ci siamo fermate a mangiare alla pizzeria "El Hornero", una catena di pizzerie uruguayane. Nel pomeriggio poi ci siamo dedicate ai traslochi, andando a ritirare a Carcelén dei mobili per l'appartamento del piano di sopra. Così ho sperimentato che da casa a "los Mastodontes" (quartiere dove vivevano i missionari padovani a Carcelén Bajo) ora ci vorrebbero solo 10 minuti in auto, contro i 30 minuti di media di quando abitavo qui. Il prolungamento della Simón Bolivar é incredibilmente utile per molti versi, la viabilità è cambiata molto e le possibilità di muoversi si sono moltiplicate. Ovviamente mentre stavamo caricando i mobili (tre divani con relativi cuscinoni, un tavolo da 8 con 8 sedie, due pouff appoggiapiedi e un tavolino da salotto) ha cominciato a piovere. E il camion per il trasloco era una piattaforma, quindi niente cassone e niente copertura... Arrangiati alla meglio con dei teli di plastica, all'arrivo a casa ovviamente aveva smesso di piovere (per fortuna!) e abbiamo scaricato il tutto in cortile e poi portato al terzo piano. A causa delle scale particolarmente strette tra il secondo e il terzo piano abbiamo smontato i mobili il più possibile, e poi con l'aiuto di Manuel e Raymundo e di alcune corde, siamo riusciti a portare su tutto, facendo passare divani e sedie dalla terrazza...
La serata si è conclusa con una bella partita a Macchiavelli in cui ho perso rovinosamente... 



Domenica siamo andati tutti a messa alle 7.30, poi gli altri sono andati al mercato e io mi sono fatta lasciare in piazza a Moran per vedere se per caso alla fine della messa incontravo qualche faccia conosciuta... 
Ebbene sì, ho trovato Blanca. Blanca ha lavorato con me nel CAE Luz y Vida, quando avevamo bisogno di una persona che ci aiutasse con il gruppo dei più grandi perchè uno degli educatori si era licenziato... Ha continuato a lavorare nell'ambito educativo ed ora è responsabile della guarderia delle suore "Siervas de Jesus" non lontano da qui. 

Con Blanca in piazza a Moran
Domenica pomeriggio uscita di sole donne: Ceci, Verito, Rocío, Dana, Noelia ed io... l'intenzione era quella di portare le bambine al cinema, al centro Commerciale Condado Shopping. Ma non siamo riuscite nemmeno ad avvicinarci: impossibile trovare parcheggio in zona, quindi ci siamo dirette a Pomasqui, dove c'è un centro commerciale molto più piccole e dove abbiamo fatto merenda (caffè e dolcetti per tutti - stendiamo un velo pietoso sul mio caffè espresso... tanto so che se voglio un caffè decente devo farmelo a casa con la moka).

Lunedì, ieri, gita a Otavalo: le bimbe (Dana e Noelia), Nelson ed io, con la macchina in prestito di Rocío... Otavalo dista circa un'ora e trenta di macchina da dove abitiamo. Nelson, o dovrei dire padre Nelson, è parroco di una parrocchia al Sud di Quito, quindi per lui il viaggio è iniziato molto prima che il nostro ed è finito molto dopo. E' un carissimo amico, ha vissuto con noi e abbiamo condiviso davvero tante conversazioni e tante esperienze... Alle 9.30 ci siamo trovati in piazza e via verso Otavalo. Verso le 11 siamo arrivati, abbiamo parcheggiato nel parcheggio municipale (praticamente c'era solo la nostra auto) e ci siamo diretti alla Plaza de Ponchos, dove si può trovare qualsiasi prodotto di artigianato ecuadoriano, dai tessuti alla balza, dalle tele alla bigiotteria...
Ecco qualche foto:







Dopo aver effettuato alcuni acquisti, siamo andati a pranzo in una specie di fast food... e poi di nuovo in auto con destinazione Laguna di Cuicocha. Questo lago, che ha una profondità massima di 200 m, è situato a circa 3000 m slm e si è formato con una delle eruzioni del vulcano Cotacachi, del quale si trova alle pendici... è un vulcano ancora attivo, e dal fondo della laguna si vedono salire delle bollicine di gas. Abbiamo approfittato per far fare alle bimbe un bel giro in barca in uno spettacolo della natura, attrezzati con giubbetti di salvataggio.






Sulla strada del ritorno abbiamo deciso di fermarci a Cayambe a gustarci degli ottimi bizcochos, una specie di biscotti non proprio dolci che si mangiano con un formaggio fresco chiamato "queso de hoja", che ricorda lontanamente la mozzarella. Tutto accompagnato da una cioccolata calda (che qui è più simile a un latte e cacao).
 
 Forse i bizcochos hanno rallentato il nostro ritorno, ma valevano davvero la pena!

Una riflessione in chiusura. Lungo la strada, la Panamericana, importantissima arteria che comincia in Colombia e termina in Cile, abbiamo potuto vedere delle persone che camminavano, con il loro zaino sulle spalle, o con in braccio il proprio bambino. Ecco, queste persone non sono turisti. Sono persone che sono partite A PIEDI dal Venezuela. Se sono arrivate in Ecuador significa che hanno già attraversato A PIEDI la Colombia. Spesso l'Ecuador non è la destinazione finale. Vogliono raggiungere il Perù o il Cile. Guardatevi su Google Maps quanti kilometri percorrono. Qualcuno ha sicuramente trovato qualche passaggio per la strada, ma questo non cambia la mia riflessione.  Quanto devono essere disperate queste persone per attraversare un continente contando solo sui propri piedi e sulle proprie spalle? Eppure anche qui sta comparendo un razzismo "strisciante"... a me vederli, e vederli dal vivo, pur da una posizione privilegiata (europea, e per questo decisamente più ricca della gran parte della popolazione del Paese che mi ospita - alla guida di un'auto - con sufficiente denaro in tasca per almeno un'altra settimana), ha fatto venire la pelle d'oca. La stessa reazione di quando vedo le immagini dei migranti sui barconi o sulle navi delle ONG. Quanto è grande la disperazione rispetto al proprio Paese se si affida la propria speranza nelle mani di una strada o di un braccio di mare, in cui morire può essere la questione di un attimo?
Spero di non dover mai provare tanta disperazione... ma questo non dev'essere un motivo per chiudere gli occhi davanti alle ondate migratorie, che altro non sono che singole persone, ognuna con un volto e con la propria storia.